Ogni progetto costruito con questo stampo parte da tre artefatti che l’umano approva prima che si scriva una funzionalità: la mappa del sistema (quali entità, quale ciclo di vita del business, quali regole non negoziabili), il contratto dati tradotto in schema, e la roadmap a fasi ordinata per dipendenze reali. Le viste si costruiscono dopo i dati che leggono, mai prima.
Sull’AI dentro il prodotto vale un playbook altrettanto rigido. La prima domanda è sempre se serva davvero un modello: calcoli, aggregazioni e regole restano codice deterministico, che costa zero per esecuzione e non sbaglia. Il modello interviene solo dove il codice non arriva, cioè linguaggio naturale, sintesi e classificazione ambigua.
Le chiamate al modello vivono solo nel middleware, mai nel browser. Il contesto è pre-digerito con query SQL invece che riversato a blocco. Ed è vietato il text-to-SQL libero in produzione: il modello sceglie quale funzione autorizzata chiamare, mentre le query restano parametrizzate nel codice. Il modello non tocca mai il database, né in sviluppo né a runtime.